lug 112014
 

La Stoccata: dall’idea all’opera finita.

la stoccataDi questo quadro non voglio raccontare la parte tecnica, cioè quella riguardante materiali, dal supporto, alla sua imprimitura, ai colori e alle mescolanze, ai vari pennelli, ai medium, ai chiaroscuri, alle prospettive e quant’altro al riguardo ma voglio “raccontarvi” la parte “estetica”, come ho creato e sognato ad occhi aperti, come ho elaborato nella mia mente e messo sul supporto, dallo scoccare della scintilla dell’idea alla costruzione, dalla composizione al lavoro finito, quindi dall’inizio del sogno fino al risveglio.

Stavo leggendo una rivista in treno, precisamente un reportage sulla nazionale di scherma maschile italiana, corredato da foto;  la visione di una di queste, probabilmente scattata con un lungo tempo di apertura del diaframma, colpì la mia immaginazione: mostrava due atleti che si lasciavano dietro una scia di immagini dovuti al movimento delle loro stesse figure. Come un classico colpo di fulmine rimasi folgorato, dovevo fare mia quell’immagine ed elaborarla a modo mio!! Non avevo con me un blocchetto per schizzi, quindi fissai nella mia mente attentamente l’immagine, perché me la potessi ricordare.

Dice Leonardo nel suo Trattato sulla Pittura “Il pittore è padrone di tutte le cose che possono cadere in pensiero all’uomo, perciocché s’egli ha desiderio di vedere bellezze che lo innamorino, egli è signore di generarle, e se vuol vedere cose mostruose che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è signore e creatore. E se vuol generare siti deserti, luoghi ombrosi o freschi ne’ tempi caldi, esso li figura, e così luoghi caldi ne’ tempi freddi. Se vuol valli, il simile; se vuole dalle alte cime di monti scoprire gran campagna, e se vuole dopo quelle vedere l’orizzonte del mare, egli n’è signore; e così pure se dalle basse valli vuol vedere gli alti monti, o dagli alti monti le basse valli e spiaggie. Ed in effetto ciò che è nell’universo per essenza, presenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani, e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempo generano una proporzionata armonia in schizzoun solo sguardo qual fanno le cose.”

Ora, giunto a casa, dovevo far uscire dalla mia mente quell’immagine e con le mie mani portarla sul supporto nella maniera più realistica possibile. Iniziai facendo uno schizzo veloce, molto approssimativo per quello che ricordavo. Dovevo raggruppare le immagini a due a due (uno che attacca e l’altro che difende) in un numero che da subito decisi in base al numero di lettere che compongono il titolo che volevo dare: ”La Stoccata”  10 lettere, 10 figure, dividendole simmetricamente al centro del quadro, 5 da una parte e 5 dall’altra.

Pensai di cercare immagini di schermitori da internet per adeguare nel disegno i movimenti in modo realistico per la scena che volevo creare e per decidere come disporle.

Fatto il disegnobozzetto iniziale e rapportandolo ad una grandezza adeguata alla parte di parete dove avrei avuto intenzione di appederlo, quantifico le misure in cm.130×60.

Le uniche informazioni tecniche che dico sono che scelsi come supporto un MDF che trattai sul retro con una mano di vinavil diluita con acqua al 50% e, sul davanti, dopo aver impostato il disegno, diedi tre mani di vinavil diluita al 40%, dal quale vedevo il disegno fatto in precedenza.

All’inizio, a parte la posizione e la forma data ad alcune figure che potevo considerare già in posizione e forma ottimale, come le prime dei due schieramenti al centro e le due laterali a destra, le altre non mi soddisfacevano, non riuscivo a vederle compenetrare una nelle altre e, oltre che tozze non avevano una forma armonica. Cominciai a mettere colore facendo un bscelta del frattaleozzetto direttamente su quelle forme disegnate sul supporto cercando con i colori di capire come avrei potuto delineare dei movimenti intersecantisi con gli altri.  Guardandole attentamente, per creare una composizione idonea allo scopo, pensai di ispirarmi a qualcosa che avesse a che fare con armonia, melodia e ritmi, quindi alla musica; essendo dieci figure e basandomi sulla musica, pensai ad un ipotetico pianoforte con i suoi tasti, neri in alto (i caschi) e bianchi in basso (i piedi), alle note musicali (mani ed else) e ad un pentagramma che avesse una forma ad onda come se si formasse dal movimento della bacchetta di un direttore d’orchestra.
Quindi divisi le teste degli schermitori come le note nere, diesis o bemolle, e ordinate ad arco con movimento lento come un accompagnamento musicale 3-2-3-2 ritmico, i piedi mi avrebbero rappresentato i tasti bianchi come un movimento frenetico della mano destra sui tasti bianchi del pianoforte, e le mani e scelta composizione tipo musicalele else le note musicali che dovevano seguire una forma sinuosa come lasciate dal passaggio della bacchetta del maestro che formava una dolce e lunga X che partendo dal piede in basso dell’ultima figura a sinistra passasse idealmente dal centro per arrivare alla mano in alto della figura a destra e scendendo lungo il suo corpo fino al suo piede ripartisse passando nuovamente dal centro e finire al casco dello figura a sinistra per poi ridiscendere lungo il suo corpo e ricominciare il giro.

 Dopo aver dato la forma e l’armonia agli elementi centrali soggetto principale del quadro, pensai di far risaltare la scena inserendo un elemento geometrico ben visibile dietro, che visto la disposizione delle figure poteva ben essere rappresentato da un rettangolo in azzurro che staccasse dal bianco neutro delle figure risaltandone la forma; ma allo stesso tempo volevo capire cosa mettere dietro questo elemento geometrico. All’inizio essendo indeciso cominciai con quadratini colorati per provare le varie colorazioni che potevano accostarsi all’azzurro del rettangolo in secondo piano, ma successivamente notai come quei quadratini facevano pensare ai frattali, se avessi fatto anch’essi di forma rettangolare e di dimensioni sempre più piccole andando verso il bordo del quadro; ecco cosa mancava dietro il rettangolo, ecco come doveva proseguire quella composizione: i frattali!  Dopo essermi documentato sull’argomento, decisi di fare i frattali anziché come moltiplicazione della figura geometrica, come moltiplicazione della figura umana, in una specie di caos perfetto inteso come ordine nel disordine apparente, e dato che il frattale si riproduce uguale anche all’infinito, decisi di riprodurre anche il combattimento, proiettandolo nella storia passando in epoche diverse e rappresentando il rettangolo come cielo per simboleggiare un ipotetico passaggio fra il presente e il passato. Cosi pensando ad un classico esempio di struttura frattale, l’albero con le sue ramificazioni, pensai che i due schermitori che a loro volta si sono scomposti in cinque movimenti e continuati in altre figure che combattono una guerra fra loro potevano nell’immaginario essere rapportate all’albero in cui gli schermitori rappresentavano il tronco e i loro arti i rami grossi dell’albero e i soldati dai lati verso il centro i rami piprima esecuzione del frattaleccoli, e le loro armature, gli elmi, le armi e tutti i particolari i rami sempre più piccoli con le foglie.

Ora andava trovata anche l’armonia dei colori da accostare fra di loro, non mi interessava se la battaglia fosse rappresentata da due popoli di epoche diverse in una improbabile e anacronistica battaglia, necessitava trovare un colore delle divise che si contrapponesse bene al bianco e azzurro che fino ad ora erano predominanti, qualche tonalità calda da contrapporre ai colori freddi. Così scelsi i Romani (dove predomina il rosso) a sinistra e gli Spartani (colore dominante  bronzo e oro) a destra . Completai il tutto con i particolari e i chiaroscuri, dai singoli soldati, mettendoci come sempre quando c’è un certo numero di figure il mio autoritratto, agli schermitori, completando i caschi degli stessi, dando loro una forma un po’ “metafisica” e apponendo sulla protezione del casco al posto del numero una lettera che nel complesso dava il titolo all’opera, contrastando la parte bassa con delle ombre fatte con un bistro scurissimo quasi nero, che erano proiettate solo per terra e non sul cielo o sugli atleti, dato che la coppia dei duellanti non era stabilita ma poteva essere una qualunque e nel cielo non ci sono ombre, e inserendo anche un colore più evidente alle else, sempre con lo scopo di far risaltare quelle che simbolicamente rappresentavano gli elementi musicali.

Il quadro era finito e il sogno s’era realizzato!La Stoccata

Paolo

“La Stoccata”

Olio su tavola

130×60

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